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- Il triangolo delle meraviglie gallo-romane: Avignon - St.Remy de Provence - Arles - Nîmes // Part. 1
Aspettavo con ansia la mia nuova bici: la Triban RC 120. Avendo avuto la brillante idea di customizzarla in Italia, ho dovuto confrontarmi con i lunghi tempi di attesa della posta internazionale. Che sia la posta francese o quella italiana, convinciamoci del fatto che il servizio postale ha la stessa velocità di una tartaruga in fin di vita. Ovviamente la mia Triban è molto più performante di Rosaria, ma un weekend di primavera è soffocante se lo si passa nella capitale francese. Unica soluzione: scappare da Parigi ! Il lungo D-day Mi dico che questo sarà l'ultimo viaggio con Rosaria, prima di metterla ufficialmente in pensione. Tra i vari percorsi che avevo immaginato e progettato, che si trovano sul mio profilo Komoot, mi solleticava l'idea di continuare il viaggio che avevo denominato "Sur les pas de Van Gogh" ( "Sui passi di Van Gogh" ). Dico continuare, perché avevo già pedalato un primo percorso, partendo da casa fino a Auvers-sur-Oise, paesino a 50 km da Parigi, dove sfortunatamente Vincent Van Gogh perse la vita, suicidandosi. Anche altri illustri personaggi, tra i quali anche molti italiani, ci hanno lasciato le penne in Francia: Leonardo da Vinci, il mio concittadino Vincenzo Bellini, l'attivista Gobetti, il compositore Puccini etc...insomma un sacco di gente. Un esercito di geni italiani. Incomincio a sospettare che vedi la Francia e poi muori. E la cosa mi preoccupa dato che sono un genio. Ma ritorniamo a Van Gogh. L'artista ci ha regalato le sue più belle opere, rappresentando i paesaggi bucolici francesi, con il suo stile inconfondibile, facendo spola da Parigi ai paesini della Provenza, in particolar modo, St. Remy-de-Provence e Arles. Volevo seguire le sue orme, volevo vedere ciò che vedeva lui. Al solito, organizzo il mio viaggio in treno per raggiungere , quanto meno, il sud. Come per ogni weekend di primavera, i treni sono presi d'assalto dai famosi "parigini", che come locuste impazzite, lasciano la loro "amatissima" città per vivere sporadici momenti di felicità al sud, portando sempre con sè il buon umore e la buona educazione. Quasi tutti i treni erano completi e quelli che non lo erano, i posti a sedere avevano lo stesso prezzo di un volo in business class per Dubai. E lì, mi viene la malsana idea di raggiungere Avignon, la città di partenza, con i treni regionali. Bella cacata ! L'odissea inizia partendo dalla stazione Bercy di Parigi per raggiungere Lyon, passare una notte e la mattina seguente riprendere un treno per Nîmes e un altro ancora per Avignon, con gli annessi smontaggi e montaggi di bici. Ma vi evito il calvario. Mille mila ore sul treno regionale per Lyon con enormi ritardi. Questo è stato il risultato. Il mio arrivo era previsto per le 22h, ma arrivo alla prima ora del mattino e dovevo ripartire quattro ore dopo. Ovviamente il mio host non era il capo stazione, ma una studentessa squattrinata che abitava nelle case popolari lionesi a circa 6km dalla stazione. Riesco a dormire e riparto alle prime luci dell'alba...ma che dico! Era ancora notte fonda! Il mio tram tram prosegue più o meno serenamente, sonnecchiando sul treno e arrivo, finalmente, ad Avignon verso le 11h e comincio ufficialmente il mio percorso. Giro un po' la cittadina ed esco dalle sue antiche mura, seguendo una pista ciclabile. Il paesaggio è ancora molto urbano, niente di esaltante. La cosa mi preoccupa relativamente poco in quanto mi aspettavo già una sorpresa, un colpo di scena, un momento di suspense. Dovevo costeggiare un fiume non bene identificato seguendo una ciclovia, ma l'ambiente attorno a me sembrava degradarsi man mano che avanzavo e non aveva più l'aria di un percorso naturalistico e tranquillo per famigliole Mulino Bianco. Spazzatura ai bordi delle strade, copertoni di macchine fumanti, camionette dall'aspetto sospetto e personaggi loschi presenziavano questa zona. Mi rendo presto conto che ero entrata in una zona abitata dai rom. Capanne fatte di carta stagnola e colla vinilica, avevano l'aria di avere funzione abitativa. Ma proseguendo, quelle che prima erano capanne, diventavano sempre più case abitabili, fino ad avere un aspetto di vere e proprie villette, neanche niente male. Invece lì, ero entrata nel quartiere ricco dei rom, se così possiamo dire. Tutti stavano fuori. Donne con le tappine e calzini accompagnavano bambini completamente scalzi, intenti a giocare in mezzo alla ciclovia tra detriti e terra. Stranamente, per loro ero invisibile. Forse il mio aspetto dopo 18 ore di viaggio,le borse sotto gli occhi, il carico sulla bici o non so cosa gli avrà dato un'idea sbagliata di me: una zingara tra gli zingari. Proseguo con un po' di diffidenza, osservando che questa ciclovia si popolava sempre di più, e ancora, tutti ma proprio tutti in mezzo la strada sicuri che da lì nessuno sarebbe passato. Certo! Avevano chiuso la strada abusivamente, come le loro case del resto, con dei pannelli del cazzo. Ecco perchè! Mi fermo, sicuramente con lo sguardo intelligente e interdetto, e una bambina di circa 6 anni che ne dimostrava 60 da dietro il cancello di un villino mi dice "qui è chiuso, vai di là", indicandomi una collinetta di terra alta circa 3 metri. Volevo uscire da quel finissimo quartiere, così scalo quella montagnetta tirandomi la bicicletta carica. Operazione che mi costa un polmone che collassa subito. Tra le frasche, arrivo in cima in una sciara sporca. Rapidamente monto in sella e pedalo nervosamente. In fondo il pregiudizio si radica nei miei pensieri e la mente viene attraversata dalla possibilità di essere in pericolo. Nel mio cervello la bambina sessantenne, complice di un piano criminoso, mi aveva dato delle indicazioni sbagliate per farmi perdere. Era una trappola! Mi avrebbero fermato, rubato la bici, le mie cose e mi avrebbero venduto al mercato nero. Non c'era strada. Non c'era sentiero. Solo terra. Non seguendo più il GPS, incomincio a girare in tondo e casualmente mi ritrovo nel parcheggio di un ospedale. Non male alla fine, mi sento più rassicurata vedendo faccine meno losche. Un autista dei bus mi aiuta a ritrovare il percorso originario. La ciclovia tornava ad essere una ciclovia normale, ben mantenuta e frequentata da altri cicloturisti. "Da dove sono passati questi?" Ai bordi della pista, centinaia e centinaia di papaveri si stagliavano forti dal verde predominante del paesaggio. Non ne avevo mai visti così tanti. Passo tra campagne e terreni. Tanti ma tanti terreni di pesco e albicocco...e sei Shih Tzu. In un momento di pausa, osservando questi meravigliosi peschi in fiore, sento abbaiare diversi cani che correvano agitatamente verso di me. Nel panico e con il cuore salito in bocca, monto in sella e lascio tutto per terra. Solo dopo qualche metro e solo dopo non avere più sentito abbaiare dietro di me, capisco che erano questi sei topi pelosi, chiusi nel loro recinto. Dito medio e li saluto mandandoli a quel paese. Continuando in direzione St.Remy-de-Provence, con non-chalance ( assolutamente falso ) pedalo per qualche km in leggera salita, fino alle porte di questo borgo provenzale. St.Remy-de-Provence come dice il suo nome, sta in Provenza. E questo l'ho avevamo capito, non sia mai i francesi si scordassero pure dove stanno. Ma St.Remy-de-Provence è conosciuta anche per aver dato gratuitamente soggiorno a Van Gogh in un animatissimo manicomio, che tutt'ora è in funzione. Lì, l'artista dipinse tantissimo e volevo ritrovare quei scorci cha tanto lo avevano animato. Delusa non ne trovo manco mezzo. Il paesaggio era molto cambiato nel frattempo e di Van Gogh nessuna traccia, non che me lo aspettassi vivo. Il borgo, però, era molto carino e valeva lo stop previsto. Girovagando tra le sue viuzze scopro totalmente ad cazzum che questo paesino ha dato il natale a quel personaggio controverso e conosciuto ai molti come Nostradamus. Il famoso astrologo che predisse la fine del mondo nel 1999. Si proprio lui. Ricarico le pile e riparto per terminare la giornata in direzione Arles. Sapevo già che avrei trovato una bella salita, ma non avrei mai immaginato di vedere, poi, un panorama mozzafiato. Questa corposa salita di circa 4/5km aveva distrutto le mie gambe, le mie anche, le mie ginocchia, ma non aveva minimamente scalfito il mio "mentale". Neanche i pensionati in bicicletta elettrica, che mi sorpassavano impunemente con il loro ghigno da privilegiati, hanno intaccato la mia volontà di non scollare le chiappe dalla sella e di spingere forte. L'arrivo in cima è stupefacente. Ero nel punto più alto del mio percorso e davanti a me si apriva un paesaggio bellissimo. Tra le alte rocce porose, una vallata si estendeva dove al centro, come uno scoglio in mezzo al mare, si ergeva un borgo medievale con edifici in pietra. Mi ricordava Matera in qualche modo. Il tempo e lo spazio hanno avuto immediatamente un senso. Il mio di senso. Sentivo di esistere, lì ed ora. Sola, ma con la mia preziosa compagnia. Di questo paesaggio ne ho goduto una buona ora. Una chiamata mi riporta su terra, lontana dai pensieri filosofici ed esistenziali. La mia host di Arles mi chiedeva se ero disponibile per un aperitivo con le sue amiche. E come no! Scendo a rotta di collo, fallisco fortunatamente una caduta, corro forte in discesa libera e in meno di un'ora raggiungo Arles. Il percorso Questo primo tragitto, per la maggior parte è piacevolmente pianeggiante con qualche piccolo sali e scendi fino a la salita per il bellissimo panorama del borgo di Baux-de-Provence. Questo è il punto più alto, dopodiché #solocosebelle e soprattutto #solodiscese. Il paesaggio lungo tutto il percorso è variegato e difficilmente annoia. Si Inizia da Avignon seguendo la ciclovia, che dolcemente lascia un ambiente urbano per dare spazio a campi, terreni e frutteti coltivati. Qualche passaggio in piccoli centri abitati e salendo in altitudine, la pietra porosa bianca si alterna ad una terra rossastra, tipica della Provenza, in una zona boschiva abitata dai pini mediterranei. Scendendo si passa il testimone ai campi di uliveti. Tanti, ma proprio tanti ulivi. Ergo, qui fine della tirannia del burro.
- Baciata dal sole del sud della Francia: Aix-en-Provence - Marseille - Martigues // Part. 3
Un nuovo giorno, una nuova destinazione: Martigues, piccolo borgo a pochi km da Marseille. Ma, ma c' è un ma... Second day Profumata e pulita mi sveglio, coccolata da un letto comodo. Metto un piede a terra, poi l'altro. Mi guardo intorno assonnata e mi dirigo verso il balcone che ha una vista fantastica sulle isole di Frioul. Qualche secondo e il mio cervello incomincia a svegliarsi. Le sinapsi incominciano a collegarsi. Il processo di accensione neurale dura qualche minuto e in successione si presentano dolorini qua e là. Prima alle gambe, poi al fondo schiena e infine al basso ventre. Su quella soleggiata e sonnecchiosa mattina piomba la triste realtà delle cose: "buongiorno, hai un utero." Il mio corpo aveva deciso di tradirmi, regalandomi ettolitri di sangue da buttar fuori. Cacchio! La giornata era iniziata male. Come previsto, avrei dovuto percorrere un 40 km per raggiungere Martigues ( chiamata anche la Venezia della Provenza ), ma ogni secondo che passava i dolori si intensificavano, sempre più forti e sempre più ripetuti. Sono già rassegnata all'idea che non potrò fare i miei 40 km in bici, ma non volevo rinunciare a visitare Martigues. Così carico la bici con la coda tra le gambe. Amareggiata e sconfitta mi dirigo verso la stazione Saint Charles per prendere un bus che a Martigues mi ci avrebbe portato comodamente. Questo minuscolo paesino si può girare interamente a piedi in...20 minuti, dai! lo avevo scovato navigando su internet e dalle foto sembrava un borgo di mare con le classiche foto instagrammabili e pittoresche di acqua, porti e barchette colorate. E invece, a sorpresa, capisco che non è un borgo di mare, ma un borgo di "lago". Martigues non da sul mare, ma su un lago ( anche abbastanza grande ), o meglio, una sorta di bacino di scambio per le navi che devono successivamente sbucare al mare. Passa una nave con bandiera italiana, veniva da Napoli, la saluto tutta contenta e mi rispondono con una bella clacsonata all'italiana. Martigues essendo piccola, ha un solo punto interesse: le "Miroir des Oiseaux", e più che a Venezia, mi ricordava Burano, con le sue casette dai colori vivaci, i suoi piccoli canali e le sue barchette da l'aria simpatica. Un libro, il sole e il tempo e tutto quello che serve per poter apprezzare questo piccolo angolo, dove il silenzio fa da sottofondo al rumore dell'acqua che muove le barche, dove si è da soli o pochi altri. Il percorso Ovviamente di questa tappa non-tappa c'è un percorso, che avevo accuratamente studiato. Non avendolo percorso, non ho idea se ha un interesse naturalistico o sportivo. Intanto, sta qui, per i curiosi. Bacioni!
- Baciata dal sole del sud della Francia: Aix-en-Provence - Marseille - Martigues // Part. 2
Seconda parte del mio primo viaggio di più giorni in sella della mia Rosaria. Direzione Marseille, terronilandia francese. Ottimo. Ci piace. D-day La mattina mi sveglio molto bene, l'host mi prepara un succo d'arancia e prendo tranquillamente il tempo per fare colazione. La giornata è soleggiata e carica di buone intenzioni. Ringrazio l'host e carico la bici, pronta a partire. Ne approfitto per scoprire, Aix-en-Provence, ma stavolta alla luce del giorno. Piccola ma assai vivace, ha un architettura molto mediterranea, con i suoi palazzi di pietra dal colore giallo. Passo dall' Hotel de Ville, il comune, e la sua piazza ospitava un mercato di fiori e piante. Bar e baretti dappertutto servivano colazioni a gli indigeni, appollaiati sulle loro sedie nelle terrazze. Anche io avevo tanta voglia di appollaiarmi in terrazza, ma l'avventura mi chiamava a gran voce, così parto ufficialmente per Marseille. Il percorso prevedeva 53 km da pedalare allegramente per circa quattro ore di viaggio. Lascio presto Aix-en-Provence dietro le spalle e mi faccio il segno della croce, pregando Dio di non farmi chiamare i Santi. Finisco di pensarlo e a soli 3 km dalla partenza mi si blocca la catena. Niente di grave, riesco a sbloccarla facilmente, ma detesto sporcarmi di grasso perché per la maggior parte del tempo finisco per trovarmelo in faccia. Rimetto il culo in sella e riparto per due metri di autonomia prima del secondo bloccaggio di catena. Chiamo uno dei tanti Santi, del mio variegato repertorio , sollecitandolo a svegliare gli altri, non sia mai si siano addormentati. Ri-sblocco la catena e riparto. Pedalo altri due metri e al centro della carreggiata una bellissima sciarpa della Provence Rugby era stata perduta dal suo supporter. Inversione di marcia e la recupero in mezzo alla carreggiata. Troppo carina, penso sia un segno divino per augurarmi un buon viaggio e la annodo al mio portapacchi posteriore. Insomma, era passata un'ora dalla mia partenza e non avevo concluso un cacchio, a parte sbloccare catene e recuperare cose da terra. Ma me ne frego ( non è una citazione! ). Riparto dolcemente e qualche salita mi prepara mentalmente. Le salite di inizio percorso sono spesso sinonimo di discese folli alla fine del tragitto, che già pregusto. Si, le discese folli verso il mare. Un tipo, sul ciglio della strada statale che stavo percorrendo, mi faceva il tifo mentre salivo con Rosaria con il suo sviluppo metrico di un triciclo per neonati. Contento lui, manco fossimo al Tour de France. Con un leggero sforzo, arrivo alla mia prima tappa: un piccolo angolo americano in Francia. Delle dunette di terra rossa mi fanno sentire subito in Colorado alla ricerca della tribù dei Pellerossa. Il tutto incorniciato da magnifici pini mediterranei e un cielo azzurro, che più azzurro non si può. Tutto molto pittoresco, anche troppo, penso. I paesaggi che pedalavo avevano qualcosa di già visto. Avevo già visto questa terra rossa, questi pini, questi lunghi cipressi e questi colori, ma non ero mai stata li prima di allora! "Perchè questo luogo mi è tanto familiare?" Un pannello in strada mi indicava che quelli che stavo attraversando erano i luoghi di Paul Cezanne. E nella mia testa è risuonata la mia stessa vocina che mi diceva "aaaaaaah!". In un attimo sono passate, davanti ai miei occhi, tutte le ore passate a disegnare e colorare le tavole delle riproduzioni dei paesaggi di Cezanne, quando ero al primo superiore dell'Istituto Statale d'Arte di Catania. Cezanne era riuscito a rappresentare la sua terra e tutto era rimasto, quasi, invariato, fino ad oggi. Continuo allegramente queste bellissime strade che costeggiano campi di lavanda, non ancora in fiore, ma che ho evitato come la peste in quanto, lavanda = api svolazzanti e pelose, ed io ho paura della api. Quindi, no. Mi sento libera e mi commuovo. Sentivo il mio spirito forte e pensavo di poter andare dappertutto in sella alla mia bici. Passo paesini e paesotti arroccati su collinette rocciose. Salgo e scendo, avvicinandomi a una bellissima montagna, le mont Sainte Victoire. Colori magnifici mi distraggono dalla stanchezza e il mio sguardo è sempre rivolto verso la montagna, anche se nel mio "Io" più profondo speravo di non doverla salire nel mi percorso. Presto detto, una salitona ripidissima di circa 800 metri mi si presenta impunemente davanti a me. Non mi faccio scoraggiare e parto sprint, sportiva come non mai che "Pantani spostati", e al 100esimo metro le mie gambe si piantano. " Ma sto così a terra??!! Mi sforzo e cerco di far reagire le gambe. Sto cazzo! Mi fermo qualche secondo e riprendo per qualche metro. Faccio così per tutta la salita, barattando con il mio corpo stanco, pochi secondi di pausa per pochi metri di pedalata. Arrivo finalmente in cima. Avevo percorso per tutto questo tempo con il navigatore Komoot in cuffia ed era da un po' che non sentivo parlare la tipa. Guardo il cellulare e trovo l'amara sorpresa. La tipa si era dimenticata di darmi le indicazioni. La tipa, forse, aveva dimenticato di dirmi di evitare la salitona e di girare a destra. Riassumendo: avevo sprecato tutte le mie risorse energetiche, avevo annullato tutto il Pantani che era in me, in una missione fallimentare. Le mie gambe si erano scaricate come un Android con lo schermo illuminato al 100% per 10 ore ad Agosto. Tant pis, come si dice correntemente in via Plebiscito a Catania, la discesa sarà divertente. E infatti lo era. Il sole continuava a baciarmi, il paesaggio continuava a riempirmi gli occhi. Peccato che il mio stomaco brontolava rumorosamente e, peccato, c'erano solo salite. Ero in chetosi. Il mio corpo si stava spegnendo e si stava pure auto mangiando. Avevo fame e cercavo disperatamente cibo. Non avevo più forza in corpo, fino a quando, all'ultima salita, al 30esimo km, un miracolo. Un parcheggio con un macellaio e un panificio mi faceva l'occhiolino. Scendo dalla bici ed entro nel panificio alla "John Wayne". Mi sarei "calata" anche la commessa, ma rimango modesta e prendo un sandwich al pollo, una coca e un muffin alla Nutella. Mi metto fuori e ricarico le pile abbuffandomi come se non ci fosse un domani e una prova costume un giorno. Talmente la goduria che il parcheggio mi sembrava pure bello. Ci avrei montato una tenda e ci avrei fatto una settimana di campeggio. Il parcheggio era proprio a metà e soprattutto nel punto più alto del mio percorso, ego...solo discese d'ora in poi! Con il pancino satollo, monto in sella e riprendo la mia strada. Proseguo, ma non sento più la tipa. Si era addormentata di nuovo. Mannaggia! La risveglio, ma avevo già percorso chissà quanti km in direzione che non ci è dato sapere. Riprendo il giusto tragitto, sempre a fiuto, ed entro in una strada dipartimentale, in una leggera discesa e con una vista panoramica sui colli. La D908, tagliava una serie di collinette rocciose ed era un vero piacere scendere così dolcemente tra le rocce a strapiombo sulla strada. Il piacere era duplicato dalla presenza di una corsia per le bici, differenziata da un colore marroncino/rossastro e abbastanza larga per una corretta distanziazione con i veicoli a motore. Talmente fatta bene la D908, il panorama per niente male, che ho visto pure gente farci jogging. Su una strada dipartimentale. Per inerzia la mia bici prende sempre più velocità e scendo a rotta di collo. Si ripresentano alcuni agglomerati urbani, segno che Marseille è vicina. Entrata in citta da Nord, il paesaggio non si presentava esaltante. Purtroppo il Nord di Marsiglia ospita i quartieri brutti, sporchi e puzzolenti, ma basta andare dritto per ritrovare la bellezza, quella del mare. Che ancora non vedevo. Sempre dritto e sempre in discesa arrivo finalmente al vecchio porto. En fin, il mare! Marseille non è che sia una bella città, ma è vivace, solare e nelle sue vie risuona spesso della musica. Molto spesso musica orientale. Questo perché a Marseille, vive e lavora una grandissima comunità araba, tra marocchini, algerini e tunisini. E poi ci sono gli italiani. Mi dirigo verso la cattedrale de la Major, arrivo ufficiale del mio percorso, e lì un flash-mob mi accoglie festeggiandomi con un mega concerto di tamburi e fotografi che prendevano in foto Rosaria manco avessi fatto Sicilia - Cap Nord. Gli sembravo forse una avventuriera pazzesca! Felice, guardo il mare....come mi era mancato.... Il Mediterraneo, che è bello dappertutto, secondo me, soffia ai suoi vicini aria di leggerezza. Per questo Marseille è così viva. Puzzavo, era il momento di farsi una doccia. P.S: alla fine della fiera, il mio percorso di 53 km era magicamente diventato 70 km, tondi tondi. Il percorso E il primo percorso che ho progettato con Cycle-Travel e Komoot, e ne sono totalmente soddisfatta. La superficie stradale é tutta asfaltata, quindi ottimo per chi viaggia anche con bici da strada o da città. Per buona parte del percorso troviamo piste ciclabili su strada , ma in mancanza di queste, state tranquilli, le statali o le dipartimentali sono veramente poco frequentate da veicoli a motore. Il tragitto è veramente tutto relax. Non ho avuto un solo momento dove ho dubitato sulla mia sicurezza. I paesaggi che si attraversano sono perfetti per scoprire la Provenza e meritano sicuramente di essere visti. Montagne, colline, pini, cipressi, paesini di carattere arroccati su collinette verdeggianti, il tutto in poco più di 50 km. Abbiamo anche la possibilità di scoprire il ritmo e la vita di quella che è per me la Douce France, la vera Francia. Pastis e pétanque dappertutto. Per quanto riguarda il dislivello, parliamo di poca cosa per i pro, ma per le schiappe come me può essere moderatamente impegnativo. Che dire. Cicloturisti, che siate dei pro o delle schiappe, buttatevi che è morbido. Con il vostro ritmo, sempre.
- Baciata dal sole del sud della Francia: Aix-en-Provence - Marseille - Martigues // Part. 1
Sembra che l'inverno ci sta pian piano abbandonando per dare spazio alla primavera. Qui a Parigi questo processo avviene molto lentamente. Il sole si fa vedere ancora poco, ma se c'è un posto in Francia dove il sole c'è, quello è il sud della Francia, in Provenza. Dopo quasi un anno di stop, finalmente ho ripreso la mia Rosaria. Eccitata di averla di nuovo a fianco, per settimane ho progettato e pianificato diversi percorsi. Alcuni che partivano direttamente da casa e altri da città raggiungibili in treno. Sarà perché ero contenta e riposata, sarà perché ero in astinenza da vitamina D, ho infine scelto per partire in treno, per il sud! Una cosa che trovo comoda e democratica, qui in Francia, è la possibilità di poter prendere il treno veramente con pochi spiccioli, tipo 20 € a tratta, con la compagnia low-cost Ouigo. E potevo non approfittarne? Progetto il viaggio e prenoto rapidamente il treno per Aix-en-Provence in direzione Marseille. Il progetto è quello di arrivare a Marseille in bici e poi raggiungere Martigues. Sono bella, sono carica e pronta per un centinaio di chilometri su due giorni di viaggio. Eddaje! Before D-day Il venerdì pomeriggio lascio 30 minuti prima il lavoro e mi dirigo di fretta alla stazione dell'aeroporto di Charles de Gaulle. Nei treni low-cost puoi trasportare la tua bici a patto di smontarla, proteggerla con una custodia e poi inserirla in un minuscolo spazio adibito ai bagagli "voluminosi". Ed è subito il genio. Arrivo ai binari 20 minuti prima della partenza e comincio a smontare la ruota anteriore e il manubrio. Cose relativamente facili con le nuove biciclette moderne e luccicanti a sblocco rapido, ma non con Rosaria. Rosaria ha i dadoni esagonali, che per svitarli devi essere equipaggiato di 8 chiavi inglesi, ferraglia varia e una botta di coca per avere la forza di smontarli. Incomincio a svitare i dadoni. Con non troppa collaborazione, un dadone si svita, ma l'altro aveva deciso di bloccarsi con la ruggine. Il treno arriva e mancavano cinque minuti alla partenza ed io ero ancora con la bici tutta intera. Ansia, stress, panico, pensavo di vedere il treno partire senza di me. Come un uccellino con il becco aperto in attesa di mammina, cerco aiuto dagli agenti di stazione, impegnati e febbricitanti per la partenza prossima. Uno di questi mi nota e vede il dramma nei miei occhi e mi dice " la bici deve essere smontata, il treno sta per partire! " , io gli rispondo " è quello che sto cercando di fare!". Con lo sguardo di rimprovero, l'agente proferisce questa legge: " Signora, doveva anticipare! ". Rispondo con occhioni da gattino solo in autostrada e gli riferisco il dramma del dado bloccato. L'agente della Ouigo mi strappa la chiave inglese dalle mani e con forza bruta e mascolina sblocca il dadone e se ne va, lasciandomi con la bici senza ruota e i borsoni da salire in treno. Ripropongo di nuovo il mio sguardo da gattino congiuntivitico, stavolta, e capto un' altra agente e gli chiedo di potermi aiutare a salire la mia roba. Entriamo in treno e mi lascia anche lei con un altra direttiva: " Metta la custodia alla bici e la inserisca qua. Ha quindici minuti, arriveremo a Marne la Vallée e li salirà tutta la Francia! ". Il treno parte, fortunatamente con me sopra, e passo questi fantomatici quindici minuti a chiamare i miei piu fedeli compagni di viaggio, i Santi. Non avendo avuto il tempo di togliere la ruota posteriore, la bici non rientrava nelle misure, già mignon, degli appositi e famigerati spazi per bagagli "voluminosi". Questa volta i Santi mi aiutano e, non so come, la bici entra in questo spazio, prima che la Francia intera salisse a bordo. Mi siedo e mi addormento per direttissima. In tre ore il treno arriva alla stazione di Aix-en-Provence. Una passeggera che era seduta accanto a me, con cui avevo simpatizzato lungo il tragitto, si offre di aiutarmi per scendere il mio bordello. Erano le 20.30 e mi son creduta in perfetto orario, in quanto il mio host mi aspettava per le 21. Rimonto la bici e mi dirigo verso l'uscita. Mi aspettavo di trovare una città fuori dalla stazione, e invece solo autostrade o grosse strade a scorrimento veloce. "Bho, magari la città è dall'altra parte" mi dico. Riesco da un'uscita opposta e ritrovo lo stesso scenario desolante di stradoni immensi. Guardo una prima volta su Google Maps l'indirizzo dell'host. "Un'ora" Maps mi risponde. Riguardo meglio, " forse ho messo un indirizzo sbagliato ". Ancora un'ora. Zoommo e dezoommo come una folle in piena crisi. " Dove cazzo sono?!! ". Vedo una coppietta, mi avvicino per chiedere ingenuamente dove fosse il centro città e mi rispondono placidamente " Noi non siamo di qui, ma crediamo che la stazione sia lontana dalla città. ". " Coosa?!!! " Rientro in stazione, sono le nove meno un quarto e corro alla ricerca di agenti. Li ritrovo in branco a sganasciarsi dalle risate allegramente in barba alle complicazioni dei clienti, cioè io. Mi avvicino e interrompo il loro momento di ilarità con uno sguardo tra il preoccupato e l'isterico: " Per il centro città ? ". Fortunatamente erano simpatici per davvero e mi hanno riempito di tutte le informazioni di cui avevo bisogno per raggiungere la città, che stava alla bellezza di 20 km da li. Esiste un bus che collega questa stazione alla vera stazione. Eh si, perché ho scoperto, a mie spese ovviamente, che Aix-en-Provence ha due stazioni: una è Aix-en-Provence e l'altra è Aix-en-Provence TGV. TGV. Solo TGV. Scusatemi se non ho colto questo piccolissimo dettaglio, cosi al primo colpo! Ma vaffanculo! Insomma, arrivo alla stazione bus per recuperare 'sta navetta ( che poi era un bus extraurbano ) e li l'autista storce il naso appena mi vede arrivare con la bici. " Non fare musioni " penso io. Lui mi legge nel pensiero e mi chiede di smontarla. Hop! Sguardo da gattino mode: " L'ho appena rimontata!!! " gli piango addosso. Mi lascia immediatamente mettere la bici cosi come era nel vano dei bagagli. Miao. Arrivo finalmente ad Aix-en-Provence...e mi piace subito. Cittadina universitaria, piena di ragazzi da tutte le parti, in strada io ero la più vecchia. Mi acchiappa subito con i suoi vicoletti e le piccole fontanelle ad ogni piazzetta. Vivacissima la sera, si ha la scelta di poter provare la cucina del posto, con mille ristoranti locali slow food e chi più ne ha più ne metta. Ma alla fine ho optato per un ignorantissimo hamburger. No regrets La storia continua qui...
- Pianificare il percorso senza sorprese
Con l'esperienza ( ma neanche tanta ) ho trovato gli strumenti adatti per pianificare percorsi e viaggi in bici. É di vitale importanza saper organizzare bene il nostro viaggio, perché se abbiamo deciso di partire l'ho abbiamo fatto alimentati dalla voglia di rilassarci per tornare placidi a casa con una nuova valigia di bellissimi ricordi. Quindi, organizzare bene per avere meno sorprese possibili. Attenzione ! Anche se il nostro progetto sembra perfetto, non siamo mai immuni dagli imprevisti e dalle sfighe, magari il nostro viaggio può essere segnato da nuvole fantozziane pronte a buttare giù su di noi una pioggia di merda che potrebbe compromettere la nostra vacanza. Insomma, bisogna essere sempre pronti alle sfighe. Anche loro fanno parte dell'avventura....anzi le sfighe SONO l'avventura. Ma con moderazione, però. Ed ecco a voi i strumenti che consiglio per una organizzazione riuscita del vostro prossimo viaggio! Come si diceva nella reggia di Versailles in Francia al tempo di Luigi XIV "I stigghi fannu u mastru" / "I strumenti fanno il maestro" Komoot - pianificazione, comprensione e navigazione del percorso. Komoot è un must. Presente in tutti gli appstore, possiamo trovarlo anche sulla piattaforma web. Indispensabile, prima per la pianificazione e poi durante la navigazione, l'applicazione è intuitiva ed efficace. Possiamo scegliere di creare percorsi da un punto A ad un punto B, solo andata o a/r, e aggiungere il numero di tappe a nostro piacimento. L'algoritmo, in seguito, si occuperà di trovare le strade e i sentieri adatti a le nostre preferenze, come il tipo di sport e il nostro tipo di allenamento. Quello che rende questa applicazione intelligente e utilissima, in fase di pianificazione, è la possibilità di conoscere in anticipo il tempo stimato di percorrenza e la velocità media stimata, secondo le opzioni precedentemente scelte . La quantità di dati utili come i tipi di strada, le superfici, i dislivelli ( positivi e negativi ), e nella versione web, anche il meteo e l'affluenza, sono il dettaglio che fanno di Komoot l'app più interessante dell'outdoor. Ovviamente come in altre applicazioni di pianificazione, troviamo percorsi in tutto il mondo già creati e testati da altri utenti, arricchendo così la proposta e la nostra conoscenza. Molto, ma molto carina è la sezione "Esplora" , una sorta di wall , un po' alla Facebook, con il feed degli ultimi tour delle persone seguite, ma anche delle raccolte (di tour, sempre di quello parliamo ) redatte da Komoot o da utenti Super Premium o Pionnier, per lasciarci ispirare su nuovi itinerari, nuovi territori e orizzonti. Nella versione web, esiste anche una sezione con delle guide pratiche molto utili e di cui consiglio la lettura. L'applicazione è principalmente gratuita e senza pubblicità, con alcuni servizi a pagamento come il Live Tracking, il Multi-day e il Pacchetto Mondo per la registrazioni e navigazione dei percorsi ( per la somma di 29,99 € una tantum ). Abbiamo la possibilità di scaricare e importare file .gpx, da inserire sul nostro computer da bici o su un'altra applicazione, in totale libertà e senza limitazioni. Quando avrete finito di registrare la vostra attività sull'applicazione, Komoot vi salverà tutti i dati ( velocità media, tempo trascorso, chilometri e dislivelli) e il percorso fatto nella sezione "tour completati". Cycle-travel - pianificazione sicura Se Komoot è un Must, Cycle travel è l'amore mio! Personalmente lo uso tantissimo anche se per il momento è solo presente su AppleStore e web. Cycle-travel è un pò come il nonno a cui chiedi consiglio e che da la sua ultima parola. Insomma il nonno che se non hai il suo benestare, te non poi fà 'n caz'. Conoscere questo sito web per me è stata la svolta, perchè a differenza di altre app o siti che hanno tendenza a proporre i percorsi più rapidi, Cycle-travel propone i percorsi più sicuri, utilizzando il maggior numero di chilometri su pista ciclabile o su strade non frequentate da veicoli a motore. Questo vuol dire aumentare i chilometri, con un costo aggiuntivo di fatica, lacrime , sudore e tempo, privilegiando però la nostra sicurezza ed evitare gran rotture di coglioni! La struttura del sito è abbastanza minimal e spartana, sembra quasi un sito del primo decennio del duemila, ma in pianificazione, forse il suo lato così semplice, ci aiuta a concentrarci ad una progettazione efficace. Quando scegliamo il punto di partenza e il punto di arrivo, possiamo decidere se il nostro percorso è un round-trip, one way o a/r, classico. Una delle funzionalità che apprezzo tantissimo è lo split del percorso, che possiamo scegliere secondo i chilometri che vogliamo fare al giorno. Quindi Cycle-Travel dividerà automaticamente ( che potremo modificare successivamente) l'intero percorso in tappe dove fermarsi per la notte. Questa funzionalità è rinforzata da uno strumentino molto ma molto utile: cliccando sul tasto " near route" compariranno sulla mappa una ampia lista di B&B, hotel e camping vicini al percorso e ne possiamo conoscere prezzi e disponibilità. Quando si è finito di creare il percorso, il file GPX potrà essere salvato e scaricato illimitatamente. Consigliatissimo senza mezzi termini, Cycle-Travel è, secondo me, il numero uno tra i servizi di pianificazione percorsi, completo di tutte le informazioni utili e , soprattutto, totalmente gratuito. WikiLoc - database di percorsi Wikiloc è generalmente un grande database di percorsi, per diversi sport e per tutto il mondo, condivisi da milioni di utenti ed è scaricabile sui nostri smartphone. Ahimè, manca l'aspetto pianificazione, quindi ci limiteremo a seguire percorsi già esistenti o a registrare i nostri, caricando delle tracce GPX o attraverso il loro strumento di navigazione. Molto intuitivo, il suo scopo principale è la condivisione e la conoscenza di spot e tour interessanti, sempre dettagliatamente descritti e forniti di tutti i dati utili. Per un'utilizzo di conoscenza e ispirazione rimane un app gratuita, ma se abbiamo voglia di conoscere il meteo o se vogliamo essere seguiti da mammina lungo il nostro periplo, bisogna sganciare gli sghei. Per un abbonamento annuale siamo sui 9,99 €, niente di ché alla fine. Facebook - le reti umane e sociali Facebook, il dinosauro dei social e presto scambiato dai millennial come il social dei boomers, può comunque tornarci molto utile. Sarete d'accordo con me: non c'è niente di più rassicurante del feedback immediato. Esatto, su Facebook abbiamo la possibilità di incontrare virtualmente moltissime persone, accumunate da un stessa passione e raggruppate nelle famose "pagine" o "gruppi". In questi gruppi si scambiano opinioni, progetti, percorsi, idee, acquisti e recensioni, e il tutto supportato da un continuo pullulare di commenti, risposte, risposte su risposte, risposte di risposte e cosi via, che possono aiutare a farci un'idea propria. Come raggiungere questi gruppi? Semplicemente basta inserire nella barra di ricerca parole chiavi come "cicloturismo","gravel","via verde" o che sso io. Insomma sbizzarritevi e Facebook vi risponderà con una bella lista di gruppi e pagine, proprio di quello che stavate cercando! Iscrivetevi a tutto. Il resto vien da sé. Conclusioni Questi sono gli strumenti che personalmente utilizzo per le pianificazioni. Sempre a portata di mano sul mio smartphone, ne raccomando l'uso per la loro efficacia e utilità. Come ho già detto, la pianificazione è il momento più importante del viaggio, ed è li che dobbiamo concentrare tutti i nostri neuroni per organizzare in maniera sicura la nostra piccola avventura. State attenti, un bacio.
- 90 km di dolore e Santi - Provins
La mia prima piccola avventura ufficiale. Partita senza alcun allenamento, ho rischiato di farmi schiacciare da diversi camion, di farmi mangiare da un cinghiale e per finire, di farmi scoraggiare dal dolore alle gambe e alla schiena. Ma non sono mai stata così bene, però! Dopo aver messo a posto la Kimbo Dirty Line 24" e dopo averla battezzata Rosaria, mi son detta " è l'ora di farla ruggire questa ragazzina! " Così, ho pianificato un percorso su Google Maps per la mia prima piccola avventura. Terribile errore e più tardi vi dirò perché. Tutta contenta, pianifico il mio tour che inizia a Le Perreux sur Marne ( paesino della periferia est di Parigi) a Provins ( cittadina medievale, nota come Pruvinum ai tempi dei romani, molto graziosa, distante circa 80 Km dalla partenza ). È fatta! Penso di essere abbastanza organizzata e decido che il prossimo giorno di riposo dal lavoro mi sparo questi chilometri. Il D-Day Il giorno di riposo arriva e mi sveglio con tanta voglia di non riposare affatto. Prendo la bici, 2 l di acqua e una gamella di lenticchie cotte. Parto e il percorso inizia facilmente in salita, che lascio alle spalle senza particolari conseguenze, anche se non sono allenata.. Scorre davanti a me il classico paesaggio dei paesini di provincia francesi, quasi disabitati, e sembra di essere lontanissimi da una metropoli come Parigi. La capitale francese è a soli 15 km e per me rimane un mistero, che probabilmente non capirò mai: come è possibile che una città come Parigi, 4 volte più densa di New York, abbia un hinterland così disabitato? Continuo il mio percorso seguendo le direttive della Miss di Google Maps. Va tutto bene, la giornata è fresca ma soleggiata, il percorso è abbastanza piatto e godo ogni secondo in sella alla mia bici. Attraverso diversi paesini e in uno di questi decido di fare la mia prima pausa per pranzare. Ho appena percorso 30 km circa e avevo fame. Riparto e seguo sempre le indicazioni di Miss Google ... ed è qui che iniziano i miei problemi. Si i miei, certo non quelli della Miss. Dopo qualche chilometro, Miss Google mi indica di entrare nella foresta d'Armainvilliers. Seguo un sentiero bianco abbastanza largo dentro una folta vegetazione boschiva. Girando a sinistra, e girando a destra, una pedalata in avanti e un all'indietro, il sentiero bianco, che prima era percorribile, è diventato un sentiero di sabbia. Mi sembra scontato dirvi che ovviamente mi sono impantanata. Ho fatto scendere tutti i Santi dal paradiso, inveendo contro Miss Google. Niente, anche con l'aiuto dei Santi, la mia bicicletta non avanzava. Stacco il culo dalla sella e cammino lungo il sentiero in cerca di risposte. Perché la sabbia?! Percorro 1 km circa a piedi, trascinando la mia bici nella sabbia, e capisco perché. Nel cuore di questa foresta un centro ippico ne faceva sede. Immagino la sabbia sia stata messa per evitare di usurare gli zoccoli dei cavalli, ma aveva ampiamente usurato le mie scatole. Riesco ad uscire da questo labirinto sabbioso e imbocco di nuovo un sentiero percorribile in bici. Ingenuamente, continuo a fidarmi di Miss Google e percorro questo sentiero e pian piano mi accorgo che tutto sembra restringersi alla larghezza della ruota della bici e che la vegetazione si infittisce troppo, quasi sembra esser calata la notte. Il segnale GPS si perde. Io mi perdo. Il pseudo sentiero finisce e davanti a me solo una fitta vegetazione. Richiamo i Santi che non avevo i citato prima e giro la bicicletta per riprendere il sentiero a ritroso. Appena giro la bici, un incontro ravvicinato del terzo tipo con un cinghiale. Si, proprio davanti a me, un cinghiale mi guardava, io guardavo lui, lui guardava me. Ovviamente il mio primo riflesso salvavita è stato quello di dire "Heyyy" con vocina amorosa. Il cinghialotto sembra non apprezzare il mio amore e scappa. Decido anche io di scappare. Un barlume di logica mi illumina e penso che forse ero in pericolo se l'amichetto aveva compagnia. Salgo in sella alla bici e pedalo velocemente, scampanellando per intimorire i nemici. Insomma, mi ritrovo e riprendo la strada, quella giusta ( forse! ), verso Provins. La Miss, mi fa imboccare una strada statale. Una leggera ma lunga salita cominciava a sfiancarmi e le gambe erano sempre meno collaborative. Inoltre, accanto a me, a pochi centimetri sfrecciavano a tutto gas autocarri giganti, uno dietro l'altro. Altro che metro e mezzo di distanza dal ciclista! Ed è qui che veniamo al punto: perché non organizzare un tour con Google Maps. Nonostante avessi utilizzato l'opzione "in bici", mi sono trovata spesso su sentieri poco percorribili o ,come in quest'ultimo caso, a percorrere una statale troppo trafficata. Insomma, Google Maps non ti da gli strumenti necessari per comprendere il percorso, i tipi di sentieri (strade bianche o tecniche) e potresti trovarti in difficoltà per il semplice fatto di non avere la bici adatta al percorso o, peggio ancora, trovarti in pericolo su strade frequentatissime da veicoli a motore. Mi è stata da lezione e mi ha spinto a cercare strumenti migliori per pianificare un percorso, come Komoot , WikiLoc o Cycle-travel . Ne parlo in questo articolo. Ma ritorniamo all'avventura. Vedendo come era trafficata questa statale e a quanto poca distanza da me passavano camion a tutto gas, decido di prendere delle strade di campagna che tagliavano la statale perpendicolarmente. Questa volta non mi fido più di Google Maps e vado ad intuito, a fiuto. Le strade di campagna sono affascinanti. Davanti a me scorrono veloci paesaggi bucolici e incantevoli prati verdi, a volte piatti a volte vallonati. Un sali e scendi, che se per gli occhi era uno spettacolo bellissimo, per le gambe era un supplizio. Al km 60, le mie gambe hanno detto basta. Mi hanno proprio salutato e 'so partite ( per il divano di casa, ovviamente ). Ho dovuto fermarmi più volte, il sole delle 16h picchiava e sono dovuta scendere dalla sella per qualche metro. Riprendendo la sella e pedalando pianissimo ( a 8km/h circa ) mi ero quasi arresa all'idea che sarei arrivata a piedi al traguardo, ma così ad un tratto, le mie gambe hanno ripreso a pedalare sempre più forte e al km 66 ho ripreso vita. Pedalo, con un forte dolore nella zona lombare ( per la posizione scomoda sulla bici ) e attraverso diverse strade che tagliano foreste e che mi rinfrescano proteggendomi dal sole, regalandomi una sensazione di risorgimento di spirito. Riesco finalmente a vedere la torre César, bellina come è, arroccata su una piccola collinetta, insieme alla chiesa madre. Gli ultimi chilometri li percorro in modalità "cool" e arrivo dolcemente nella parte bassa del borgo di Provins. Un ultima salita, mi scoraggia e scendo dalla bici. Sono, ormai, arrivata, mi dico, nessuno saprà mai che gli ultimi metri li ho fatti a piedi...e invece, sono qui a raccontarvelo senza vergogna. Questo perché, il viaggio in bici non è una corsa, una competizione, ma è un modo di viaggiare e spingere i nostri limiti senza, però, dimenticarsi che lo facciamo per il piacere di scoprire e di ritrovare il tempo di apprezzare questo meraviglioso mondo che abbiamo la fortuna di abitare. Avevo una fame boia. arrivo nella piazzetta centrale e mi "calo" una crêpe alla Nutella, seduta fuori con gli ultimi raggi di sole della giornata. E tutto ha avuto un senso. Il percorso Se siete cicloturisti e state pedalando nei paraggi di Parigi, vi consiglio di percorrere questo percorso, in quanto abbastanza facile se siete in forma e allenati ( e soprattutto se avete una vera bicicletta ). Non ci sono particolari punti di interesse lungo il percorso, ma per rilassarsi e per una passeggiata tranquilla tra i campi di foraggio e paesini disabitati è più che valido. Personalmente ho messo parecchio tempo per arrivare a Provins, esattamente 7 ore, ma se siete esperti questo percorso è fattibile in 5 ore. Ovviamente il percorso che ho condiviso qui è stato successivamente studiato con Cycle-travel e Komoot, per evitarvi il calvario vissuto.
- La Speranza
Non so scrivere bene e il mio ultimo fine è quello di raccontarmi e raccontarvi le mie piccole avventure in bici, a volte a piedi. Lo faccio anche per esercizio. Leggo poco e scrivo ancora meno. Veramente una brutta abitudine! Da qualche anno vivo in Francia, precisamente a Parigi. Non emozionatevi troppo, è una città invivibile! Comunque, ho passato del tempo a sacrificarmi come l'Agnello di Dio a Pasqua accettando lavoretti a destra e a sinistra, con il solo risultato di trovarmi con poco ma poco tempo e con poca ma poca energia per me. Ultimamente sembra che il destino mi sia più gentile e ho ritrovato del tempo per me e per i miei hobby, che non sono pochi. Anzi, se si potesse essere remunerati in base a gli hobby che si seguono , io sarei milionaria. Tra gli hobby che ho seguito con più costanza sicuramente è la bicicletta. Quando ero adolescente la sella della mia prima orribile MTB fucsia era attaccata al mio culo e il mio culo era attaccato alla sella. Poi sono diventata adulta e ho dovuto confrontarmi con il triste mondo dei problemi, dei lavori precari, di affitti e preoccupazioni. Non sono una ragazza particolarmente fortunata e ho dovuto sudare per tre volte ogni cosa che mi gira intorno. Adesso sono agguerrita e voglio riprendere il tempo che ho sacrificato. Ho incominciato l'anno scorso, comprando una MTB 24'' su internet. Perchè una 24''? perché costava poco, ok?. :) Sono andata a prendere la bici a Saint German en Laye, smontata di ogni suo pezzo, riverniciata e aggiunto qualche optional. Ci ho messo qualche mese, ma quella che prima era una bici per ragazzi adesso ha proprio uno stile cazzuto. L'ho chiamata Rosaria, come me. E un nome prettamente siculo e io adoro la mia terra. Il tempo che ho passato con lei per sistemarla e pimparla mi ha risvegliato dal sonno della vita quotidiana. Rosaria mi ha dato la speranza. La speranza che non mi abbondonerò più, che sono io a gestire il mio tempo, che posso finirla di preoccuparmi di problemi infiniti e che infintamente si presenteranno a me. Io e Rosaria abbiamo percorso un 300 km, ma è un po' piccolina e stare qualche ora sulla sua sella è doloroso. Ma Rosaria è il mio Anno Zero e sono sicura mi accompagnerà per molto tempo ancora, per piccole avventure, forse piccolissime, ma sarà sempre accanto a me. Finisco con lo scrivere che ho iniziato a scrivere questo blog non avendo ancora una vera bici con cui fare del cicloturismo: Rosaria per diversi motivi non è attualmente con me e inoltre ho l'intenzione di comprare la Triban RC 120...se mamma Decathlon permette. Aspetto speranzosa. Ancora una volta, la speranza mi darà la pazienza e l'appetito giusto per sognare ancora e ancora.










