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Il triangolo delle meraviglie gallo-romane: Avignon - St.Remy de Provence - Arles - Nîmes // Part. 1

  • Immagine del redattore: Rosaria Sanfilippo
    Rosaria Sanfilippo
  • 30 apr 2023
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 5 lug 2023

Aspettavo con ansia la mia nuova bici: la Triban RC 120. Avendo avuto la brillante idea di customizzarla in Italia, ho dovuto confrontarmi con i lunghi tempi di attesa della posta internazionale. Che sia la posta francese o quella italiana, convinciamoci del fatto che il servizio postale ha la stessa velocità di una tartaruga in fin di vita.

Ovviamente la mia Triban è molto più performante di Rosaria, ma un weekend di primavera è soffocante se lo si passa nella capitale francese. Unica soluzione: scappare da Parigi !


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Il lungo D-day


Mi dico che questo sarà l'ultimo viaggio con Rosaria, prima di metterla ufficialmente in pensione.

Tra i vari percorsi che avevo immaginato e progettato, che si trovano sul mio profilo Komoot, mi solleticava l'idea di continuare il viaggio che avevo denominato "Sur les pas de Van Gogh" ( "Sui passi di Van Gogh" ). Dico continuare, perché avevo già pedalato un primo percorso, partendo da casa fino a Auvers-sur-Oise, paesino a 50 km da Parigi, dove sfortunatamente Vincent Van Gogh perse la vita, suicidandosi. Anche altri illustri personaggi, tra i quali anche molti italiani, ci hanno lasciato le penne in Francia: Leonardo da Vinci, il mio concittadino Vincenzo Bellini, l'attivista Gobetti, il compositore Puccini etc...insomma un sacco di gente. Un esercito di geni italiani. Incomincio a sospettare che vedi la Francia e poi muori. E la cosa mi preoccupa dato che sono un genio. Ma ritorniamo a Van Gogh. L'artista ci ha regalato le sue più belle opere, rappresentando i paesaggi bucolici francesi, con il suo stile inconfondibile, facendo spola da Parigi ai paesini della Provenza, in particolar modo, St. Remy-de-Provence e Arles.


Volevo seguire le sue orme, volevo vedere ciò che vedeva lui. Al solito, organizzo il mio viaggio in treno per raggiungere , quanto meno, il sud.

Come per ogni weekend di primavera, i treni sono presi d'assalto dai famosi "parigini", che come locuste impazzite, lasciano la loro "amatissima" città per vivere sporadici momenti di felicità al sud, portando sempre con sè il buon umore e la buona educazione. Quasi tutti i treni erano completi e quelli che non lo erano, i posti a sedere avevano lo stesso prezzo di un volo in business class per Dubai. E lì, mi viene la malsana idea di raggiungere Avignon, la città di partenza, con i treni regionali. Bella cacata !

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L'odissea inizia partendo dalla stazione Bercy di Parigi per raggiungere Lyon, passare una notte e la mattina seguente riprendere un treno per Nîmes e un altro ancora per Avignon, con gli annessi smontaggi e montaggi di bici.

Ma vi evito il calvario.

Mille mila ore sul treno regionale per Lyon con enormi ritardi. Questo è stato il risultato. Il mio arrivo era previsto per le 22h, ma arrivo alla prima ora del mattino e dovevo ripartire quattro ore dopo.


Ovviamente il mio host non era il capo stazione, ma una studentessa squattrinata che abitava nelle case popolari lionesi a circa 6km dalla stazione. Riesco a dormire e riparto alle prime luci dell'alba...ma che dico! Era ancora notte fonda! Il mio tram tram prosegue più o meno serenamente, sonnecchiando sul treno e arrivo, finalmente, ad Avignon verso le 11h e comincio ufficialmente il mio percorso. Giro un po' la cittadina ed esco dalle sue antiche mura, seguendo una pista ciclabile. Il paesaggio è ancora molto urbano, niente di esaltante. La cosa mi preoccupa relativamente poco in quanto mi aspettavo già una sorpresa, un colpo di scena, un momento di suspense. Dovevo costeggiare un fiume non bene identificato seguendo una ciclovia, ma l'ambiente attorno a me sembrava degradarsi man mano che avanzavo e non aveva più l'aria di un percorso naturalistico e tranquillo per famigliole Mulino Bianco. Spazzatura ai bordi delle strade, copertoni di macchine fumanti, camionette dall'aspetto sospetto e personaggi loschi presenziavano questa zona. Mi rendo presto conto che ero entrata in una zona abitata dai rom. Capanne fatte di carta stagnola e colla vinilica, avevano l'aria di avere funzione abitativa. Ma proseguendo, quelle che prima erano capanne, diventavano sempre più case abitabili, fino ad avere un aspetto di vere e proprie villette, neanche niente male. Invece lì, ero entrata nel quartiere ricco dei rom, se così possiamo dire. Tutti stavano fuori. Donne con le tappine e calzini accompagnavano bambini completamente scalzi, intenti a giocare in mezzo alla ciclovia tra detriti e terra. Stranamente, per loro ero invisibile. Forse il mio aspetto dopo 18 ore di viaggio,le borse sotto gli occhi, il carico sulla bici o non so cosa gli avrà dato un'idea sbagliata di me: una zingara tra gli zingari. Proseguo con un po' di diffidenza, osservando che questa ciclovia si popolava sempre di più, e ancora, tutti ma proprio tutti in mezzo la strada sicuri che da lì nessuno sarebbe passato. Certo!

Avevano chiuso la strada abusivamente, come le loro case del resto, con dei pannelli del cazzo. Ecco perchè!

Mi fermo, sicuramente con lo sguardo intelligente e interdetto, e una bambina di circa 6 anni che ne dimostrava 60 da dietro il cancello di un villino mi dice "qui è chiuso, vai di là", indicandomi una collinetta di terra alta circa 3 metri. Volevo uscire da quel finissimo quartiere, così scalo quella montagnetta tirandomi la bicicletta carica. Operazione che mi costa un polmone che collassa subito. Tra le frasche, arrivo in cima in una sciara sporca.

Rapidamente monto in sella e pedalo nervosamente. In fondo il pregiudizio si radica nei miei pensieri e la mente viene attraversata dalla possibilità di essere in pericolo. Nel mio cervello la bambina sessantenne, complice di un piano criminoso, mi aveva dato delle indicazioni sbagliate per farmi perdere. Era una trappola! Mi avrebbero fermato, rubato la bici, le mie cose e mi avrebbero venduto al mercato nero. Non c'era strada.

Non c'era sentiero.

Solo terra. Non seguendo più il GPS, incomincio a girare in tondo e casualmente mi ritrovo nel parcheggio di un ospedale.

Non male alla fine, mi sento più rassicurata vedendo faccine meno losche.

Un autista dei bus mi aiuta a ritrovare il percorso originario.

La ciclovia tornava ad essere una ciclovia normale, ben mantenuta e frequentata da altri cicloturisti. "Da dove sono passati questi?" Ai bordi della pista, centinaia e centinaia di papaveri si stagliavano forti dal verde predominante del paesaggio. Non ne avevo mai visti così tanti.

Passo tra campagne e terreni. Tanti ma tanti terreni di pesco e albicocco...e sei Shih Tzu. In un momento di pausa, osservando questi meravigliosi peschi in fiore, sento abbaiare diversi cani che correvano agitatamente verso di me. Nel panico e con il cuore salito in bocca, monto in sella e lascio tutto per terra. Solo dopo qualche metro e solo dopo non avere più sentito abbaiare dietro di me, capisco che erano questi sei topi pelosi, chiusi nel loro recinto. Dito medio e li saluto mandandoli a quel paese.

Continuando in direzione St.Remy-de-Provence, con non-chalance ( assolutamente falso ) pedalo per qualche km in leggera salita, fino alle porte di questo borgo provenzale.

St.Remy-de-Provence come dice il suo nome, sta in Provenza. E questo l'ho avevamo capito, non sia mai i francesi si scordassero pure dove stanno. Ma St.Remy-de-Provence è conosciuta anche per aver dato gratuitamente soggiorno a Van Gogh in un animatissimo manicomio, che tutt'ora è in funzione. Lì, l'artista dipinse tantissimo e volevo ritrovare quei scorci cha tanto lo avevano animato.

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Delusa non ne trovo manco mezzo. Il paesaggio era molto cambiato nel frattempo e di Van Gogh nessuna traccia, non che me lo aspettassi vivo. Il borgo, però, era molto carino e valeva lo stop previsto.


Girovagando tra le sue viuzze scopro totalmente ad cazzum che questo paesino ha dato il natale a quel personaggio controverso e conosciuto ai molti come Nostradamus. Il famoso astrologo che predisse la fine del mondo nel 1999. Si proprio lui.





Ricarico le pile e riparto per terminare la giornata in direzione Arles.

Sapevo già che avrei trovato una bella salita, ma non avrei mai immaginato di vedere, poi, un panorama mozzafiato.

Questa corposa salita di circa 4/5km aveva distrutto le mie gambe, le mie anche, le mie ginocchia, ma non aveva minimamente scalfito il mio "mentale". Neanche i pensionati in bicicletta elettrica, che mi sorpassavano impunemente con il loro ghigno da privilegiati, hanno intaccato la mia volontà di non scollare le chiappe dalla sella e di spingere forte. L'arrivo in cima è stupefacente.

Ero nel punto più alto del mio percorso e davanti a me si apriva un paesaggio bellissimo.

Tra le alte rocce porose, una vallata si estendeva dove al centro, come uno scoglio in mezzo al mare, si ergeva un borgo medievale con edifici in pietra. Mi ricordava Matera in qualche modo.

Il tempo e lo spazio hanno avuto immediatamente un senso. Il mio di senso. Sentivo di esistere, lì ed ora. Sola, ma con la mia preziosa compagnia.

Di questo paesaggio ne ho goduto una buona ora. Una chiamata mi riporta su terra, lontana dai pensieri filosofici ed esistenziali.

La mia host di Arles mi chiedeva se ero disponibile per un aperitivo con le sue amiche. E come no! Scendo a rotta di collo, fallisco fortunatamente una caduta, corro forte in discesa libera e in meno di un'ora raggiungo Arles.


Il percorso


Questo primo tragitto, per la maggior parte è piacevolmente pianeggiante con qualche piccolo sali e scendi fino a la salita per il bellissimo panorama del borgo di Baux-de-Provence. Questo è il punto più alto, dopodiché #solocosebelle e soprattutto #solodiscese.


Il paesaggio lungo tutto il percorso è variegato e difficilmente annoia.

Si Inizia da Avignon seguendo la ciclovia, che dolcemente lascia un ambiente urbano per dare spazio a campi, terreni e frutteti coltivati.

Qualche passaggio in piccoli centri abitati e salendo in altitudine, la pietra porosa bianca si alterna ad una terra rossastra, tipica della Provenza, in una zona boschiva abitata dai pini mediterranei. Scendendo si passa il testimone ai campi di uliveti.

Tanti, ma proprio tanti ulivi. Ergo, qui fine della tirannia del burro.


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Chi sono

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Sicula ed espatriata in Francia, ho da sempre apprezzato l'universo "bici".

La bicicletta, quando ero piccola era il regalo più ambito. La volevo a tutti i costi.

Più tardi divenne il mezzo di trasporto preferito. Ci andavo a comprare il pane, a fare la spesa, a trovare amici, a marinare la scuola e cosi via.

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