Baciata dal sole del sud della Francia: Aix-en-Provence - Marseille - Martigues // Part. 2
- Rosaria Sanfilippo
- 8 mar 2023
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 11 apr 2023
Seconda parte del mio primo viaggio di più giorni in sella della mia Rosaria. Direzione Marseille, terronilandia francese.
Ottimo. Ci piace.

D-day
La mattina mi sveglio molto bene, l'host mi prepara un succo d'arancia e prendo tranquillamente il tempo per fare colazione. La giornata è soleggiata e carica di buone intenzioni. Ringrazio l'host e carico la bici, pronta a partire.
Ne approfitto per scoprire, Aix-en-Provence, ma stavolta alla luce del giorno. Piccola ma assai vivace, ha un architettura molto mediterranea, con i suoi palazzi di pietra dal colore giallo. Passo dall' Hotel de Ville, il comune, e la sua piazza ospitava un mercato di fiori e piante. Bar e baretti dappertutto servivano colazioni a gli indigeni, appollaiati sulle loro sedie nelle terrazze.
Anche io avevo tanta voglia di appollaiarmi in terrazza, ma l'avventura mi chiamava a gran voce, così parto ufficialmente per Marseille.
Il percorso prevedeva 53 km da pedalare allegramente per circa quattro ore di viaggio. Lascio presto Aix-en-Provence dietro le spalle e mi faccio il segno della croce, pregando Dio di non farmi chiamare i Santi.
Finisco di pensarlo e a soli 3 km dalla partenza mi si blocca la catena. Niente di grave, riesco a sbloccarla facilmente, ma detesto sporcarmi di grasso perché per la maggior parte del tempo finisco per trovarmelo in faccia. Rimetto il culo in sella e riparto per due metri di autonomia prima del secondo bloccaggio di catena. Chiamo uno dei tanti Santi, del mio variegato repertorio , sollecitandolo a svegliare gli altri, non sia mai si siano addormentati. Ri-sblocco la catena e riparto.
Pedalo altri due metri e al centro della carreggiata una bellissima sciarpa della Provence Rugby era stata perduta dal suo supporter. Inversione di marcia e la recupero in mezzo alla carreggiata. Troppo carina, penso sia un segno divino per augurarmi un buon viaggio e la annodo al mio portapacchi posteriore. Insomma, era passata un'ora dalla mia partenza e non avevo concluso un cacchio, a parte sbloccare catene e recuperare cose da terra. Ma me ne frego ( non è una citazione! ). Riparto dolcemente e qualche salita mi prepara mentalmente. Le salite di inizio percorso sono spesso sinonimo di discese folli alla fine del tragitto, che già pregusto. Si, le discese folli verso il mare.
Un tipo, sul ciglio della strada statale che stavo percorrendo, mi faceva il tifo mentre salivo con Rosaria con il suo sviluppo metrico di un triciclo per neonati.
Contento lui, manco fossimo al Tour de France. Con un leggero sforzo, arrivo alla mia prima tappa: un piccolo angolo americano in Francia. Delle dunette di terra rossa mi fanno sentire subito in Colorado alla ricerca della tribù dei Pellerossa. Il tutto incorniciato da magnifici pini mediterranei e un cielo azzurro, che più azzurro non si può.

Tutto molto pittoresco, anche troppo, penso.
I paesaggi che pedalavo avevano qualcosa di già visto. Avevo già visto questa terra rossa, questi pini, questi lunghi cipressi e questi colori, ma non ero mai stata li prima di allora! "Perchè questo luogo mi è tanto familiare?" Un pannello in strada mi indicava che quelli che stavo attraversando erano i luoghi di Paul Cezanne. E nella mia testa è risuonata la mia stessa vocina che mi diceva "aaaaaaah!". In un attimo sono passate, davanti ai miei occhi, tutte le ore passate a disegnare e colorare le tavole delle riproduzioni dei paesaggi di Cezanne, quando ero al primo superiore dell'Istituto Statale d'Arte di Catania. Cezanne era riuscito a rappresentare la sua terra e tutto era rimasto, quasi, invariato, fino ad oggi. Continuo allegramente queste bellissime strade che costeggiano campi di lavanda, non ancora in fiore, ma che ho evitato come la peste in quanto, lavanda = api svolazzanti e pelose, ed io ho paura della api. Quindi, no. Mi sento libera e mi commuovo.
Sentivo il mio spirito forte e pensavo di poter andare dappertutto in sella alla mia bici. Passo paesini e paesotti arroccati su collinette rocciose. Salgo e scendo, avvicinandomi a una bellissima montagna, le mont Sainte Victoire.

Colori magnifici mi distraggono dalla stanchezza e il mio sguardo è sempre rivolto verso la montagna, anche se nel mio "Io" più profondo speravo di non doverla salire nel mi percorso. Presto detto, una salitona ripidissima di circa 800 metri mi si presenta impunemente davanti a me. Non mi faccio scoraggiare e parto sprint, sportiva come non mai che "Pantani spostati", e al 100esimo metro le mie gambe si piantano.
" Ma sto così a terra??!! Mi sforzo e cerco di far reagire le gambe. Sto cazzo! Mi fermo qualche secondo e riprendo per qualche metro. Faccio così per tutta la salita, barattando con il mio corpo stanco, pochi secondi di pausa per pochi metri di pedalata.
Arrivo finalmente in cima.
Avevo percorso per tutto questo tempo con il navigatore Komoot in cuffia ed era da un po' che non sentivo parlare la tipa. Guardo il cellulare e trovo l'amara sorpresa. La tipa si era dimenticata di darmi le indicazioni. La tipa, forse, aveva dimenticato di dirmi di evitare la salitona e di girare a destra.
Riassumendo: avevo sprecato tutte le mie risorse energetiche, avevo annullato tutto il Pantani che era in me, in una missione fallimentare. Le mie gambe si erano scaricate come un Android con lo schermo illuminato al 100% per 10 ore ad Agosto.
Tant pis, come si dice correntemente in via Plebiscito a Catania, la discesa sarà divertente.
E infatti lo era. Il sole continuava a baciarmi, il paesaggio continuava a riempirmi gli occhi. Peccato che il mio stomaco brontolava rumorosamente e, peccato, c'erano solo salite. Ero in chetosi. Il mio corpo si stava spegnendo e si stava pure auto mangiando.
Avevo fame e cercavo disperatamente cibo.
Non avevo più forza in corpo, fino a quando, all'ultima salita, al 30esimo km, un miracolo. Un parcheggio con un macellaio e un panificio mi faceva l'occhiolino. Scendo dalla bici ed entro nel panificio alla "John Wayne".
Mi sarei "calata" anche la commessa, ma rimango modesta e prendo un sandwich al pollo, una coca e un muffin alla Nutella.
Mi metto fuori e ricarico le pile abbuffandomi come se non ci fosse un domani e una prova costume un giorno. Talmente la goduria che il parcheggio mi sembrava pure bello. Ci avrei montato una tenda e ci avrei fatto una settimana di campeggio.
Il parcheggio era proprio a metà e soprattutto nel punto più alto del mio percorso, ego...solo discese d'ora in poi! Con il pancino satollo, monto in sella e riprendo la mia strada.
Proseguo, ma non sento più la tipa.
Si era addormentata di nuovo. Mannaggia!
La risveglio, ma avevo già percorso chissà quanti km in direzione che non ci è dato sapere.
Riprendo il giusto tragitto, sempre a fiuto, ed entro in una strada dipartimentale, in una leggera discesa e con una vista panoramica sui colli. La D908, tagliava una serie di collinette rocciose ed era un vero piacere scendere così dolcemente tra le rocce a strapiombo sulla strada.

Il piacere era duplicato dalla presenza di una corsia per le bici, differenziata da un colore marroncino/rossastro e abbastanza larga per una corretta distanziazione con i veicoli a motore.
Talmente fatta bene la D908, il panorama per niente male, che ho visto pure gente farci jogging. Su una strada dipartimentale.
Per inerzia la mia bici prende sempre più velocità e scendo a rotta di collo.
Si ripresentano alcuni agglomerati urbani, segno che Marseille è vicina.
Entrata in citta da Nord, il paesaggio non si presentava esaltante. Purtroppo il Nord di Marsiglia ospita i quartieri brutti, sporchi e puzzolenti, ma basta andare dritto per ritrovare la bellezza, quella del mare. Che ancora non vedevo.
Sempre dritto e sempre in discesa arrivo finalmente al vecchio porto. En fin, il mare! Marseille non è che sia una bella città, ma è vivace, solare e nelle sue vie risuona spesso della musica. Molto spesso musica orientale.
Questo perché a Marseille, vive e lavora una grandissima comunità araba, tra marocchini, algerini e tunisini. E poi ci sono gli italiani.
Mi dirigo verso la cattedrale de la Major, arrivo ufficiale del mio percorso, e lì un flash-mob mi accoglie festeggiandomi con un mega concerto di tamburi e fotografi che prendevano in foto Rosaria manco avessi fatto Sicilia - Cap Nord.
Gli sembravo forse una avventuriera pazzesca!

Felice, guardo il mare....come mi era mancato....
Il Mediterraneo, che è bello dappertutto, secondo me, soffia ai suoi vicini aria di leggerezza. Per questo Marseille è così viva.
Puzzavo, era il momento di farsi una doccia.
P.S: alla fine della fiera, il mio percorso di 53 km era magicamente diventato 70 km, tondi tondi.
Il percorso
E il primo percorso che ho progettato con Cycle-Travel e Komoot, e ne sono totalmente soddisfatta. La superficie stradale é tutta asfaltata, quindi ottimo per chi viaggia anche con bici da strada o da città. Per buona parte del percorso troviamo piste ciclabili su strada , ma in mancanza di queste, state tranquilli, le statali o le dipartimentali sono veramente poco frequentate da veicoli a motore. Il tragitto è veramente tutto relax.
Non ho avuto un solo momento dove ho dubitato sulla mia sicurezza.
I paesaggi che si attraversano sono perfetti per scoprire la Provenza e meritano sicuramente di essere visti. Montagne, colline, pini, cipressi, paesini di carattere arroccati su collinette verdeggianti, il tutto in poco più di 50 km. Abbiamo anche la possibilità di scoprire il ritmo e la vita di quella che è per me la Douce France, la vera Francia.
Pastis e pétanque dappertutto.
Per quanto riguarda il dislivello, parliamo di poca cosa per i pro, ma per le schiappe come me può essere moderatamente impegnativo.
Che dire. Cicloturisti, che siate dei pro o delle schiappe, buttatevi che è morbido. Con il vostro ritmo, sempre.














Complimenti per la tua avventura e anche per la narrazione coinvolgente ed ironica!