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90 km di dolore e Santi - Provins

  • Immagine del redattore: Rosaria Sanfilippo
    Rosaria Sanfilippo
  • 9 mag 2022
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 17 mar 2023

La mia prima piccola avventura ufficiale. Partita senza alcun allenamento, ho rischiato di farmi schiacciare da diversi camion, di farmi mangiare da un cinghiale e per finire, di farmi scoraggiare dal dolore alle gambe e alla schiena. Ma non sono mai stata così bene, però!

Dopo aver messo a posto la Kimbo Dirty Line 24" e dopo averla battezzata Rosaria, mi son detta " è l'ora di farla ruggire questa ragazzina! "

Così, ho pianificato un percorso su Google Maps per la mia prima piccola avventura. Terribile errore e più tardi vi dirò perché.

Tutta contenta, pianifico il mio tour che inizia a Le Perreux sur Marne ( paesino della periferia est di Parigi) a Provins ( cittadina medievale, nota come Pruvinum ai tempi dei romani, molto graziosa, distante circa 80 Km dalla partenza ). È fatta! Penso di essere abbastanza organizzata e decido che il prossimo giorno di riposo dal lavoro mi sparo questi chilometri.


Il D-Day


Il giorno di riposo arriva e mi sveglio con tanta voglia di non riposare affatto. Prendo la bici, 2 l di acqua e una gamella di lenticchie cotte. Parto e il percorso inizia facilmente in salita, che lascio alle spalle senza particolari conseguenze, anche se non sono allenata.. Scorre davanti a me il classico paesaggio dei paesini di provincia francesi, quasi disabitati, e sembra di essere lontanissimi da una metropoli come Parigi. La capitale francese è a soli 15 km e per me rimane un mistero, che probabilmente non capirò mai: come è possibile che una città come Parigi, 4 volte più densa di New York, abbia un hinterland così disabitato?

Continuo il mio percorso seguendo le direttive della Miss di Google Maps.

Va tutto bene, la giornata è fresca ma soleggiata, il percorso è abbastanza piatto e godo ogni secondo in sella alla mia bici.

Attraverso diversi paesini e in uno di questi decido di fare la mia prima pausa per pranzare.

Ho appena percorso 30 km circa e avevo fame.

Riparto e seguo sempre le indicazioni di Miss Google ... ed è qui che iniziano i miei problemi. Si i miei, certo non quelli della Miss.

Dopo qualche chilometro, Miss Google mi indica di entrare nella foresta d'Armainvilliers. Seguo un sentiero bianco abbastanza largo dentro una folta vegetazione boschiva. Girando a sinistra, e girando a destra, una pedalata in avanti e un all'indietro, il sentiero bianco, che prima era percorribile, è diventato un sentiero di sabbia. Mi sembra scontato dirvi che ovviamente mi sono impantanata. Ho fatto scendere tutti i Santi dal paradiso, inveendo contro Miss Google. Niente, anche con l'aiuto dei Santi, la mia bicicletta non avanzava.

Stacco il culo dalla sella e cammino lungo il sentiero in cerca di risposte. Perché la sabbia?!

Percorro 1 km circa a piedi, trascinando la mia bici nella sabbia, e capisco perché. Nel cuore di questa foresta un centro ippico ne faceva sede. Immagino la sabbia sia stata messa per evitare di usurare gli zoccoli dei cavalli, ma aveva ampiamente usurato le mie scatole. Riesco ad uscire da questo labirinto sabbioso e imbocco di nuovo un sentiero percorribile in bici. Ingenuamente, continuo a fidarmi di Miss Google e percorro questo sentiero e pian piano mi accorgo che tutto sembra restringersi alla larghezza della ruota della bici e che la vegetazione si infittisce troppo, quasi sembra esser calata la notte. Il segnale GPS si perde. Io mi perdo. Il pseudo sentiero finisce e davanti a me solo una fitta vegetazione.

Richiamo i Santi che non avevo i citato prima e giro la bicicletta per riprendere il sentiero a ritroso. Appena giro la bici, un incontro ravvicinato del terzo tipo con un cinghiale. Si, proprio davanti a me, un cinghiale mi guardava, io guardavo lui, lui guardava me. Ovviamente il mio primo riflesso salvavita è stato quello di dire "Heyyy" con vocina amorosa.

Il cinghialotto sembra non apprezzare il mio amore e scappa. Decido anche io di scappare. Un barlume di logica mi illumina e penso che forse ero in pericolo se l'amichetto aveva compagnia. Salgo in sella alla bici e pedalo velocemente, scampanellando per intimorire i nemici.

Insomma, mi ritrovo e riprendo la strada, quella giusta ( forse! ), verso Provins. La Miss, mi fa imboccare una strada statale. Una leggera ma lunga salita cominciava a sfiancarmi e le gambe erano sempre meno collaborative. Inoltre, accanto a me, a pochi centimetri sfrecciavano a tutto gas autocarri giganti, uno dietro l'altro. Altro che metro e mezzo di distanza dal ciclista!

Ed è qui che veniamo al punto: perché non organizzare un tour con Google Maps.

Nonostante avessi utilizzato l'opzione "in bici", mi sono trovata spesso su sentieri poco percorribili o ,come in quest'ultimo caso, a percorrere una statale troppo trafficata. Insomma, Google Maps non ti da gli strumenti necessari per comprendere il percorso, i tipi di sentieri (strade bianche o tecniche) e potresti trovarti in difficoltà per il semplice fatto di non avere la bici adatta al percorso o, peggio ancora, trovarti in pericolo su strade frequentatissime da veicoli a motore.

Mi è stata da lezione e mi ha spinto a cercare strumenti migliori per pianificare un percorso, come Komoot , WikiLoc o Cycle-travel . Ne parlo in questo articolo.

Ma ritorniamo all'avventura. Vedendo come era trafficata questa statale e a quanto poca distanza da me passavano camion a tutto gas, decido di prendere delle strade di campagna che tagliavano la statale perpendicolarmente. Questa volta non mi fido più di Google Maps e vado ad intuito, a fiuto.

Le strade di campagna sono affascinanti. Davanti a me scorrono veloci paesaggi bucolici e incantevoli prati verdi, a volte piatti a volte vallonati. Un sali e scendi, che se per gli occhi era uno spettacolo bellissimo, per le gambe era un supplizio. Al km 60, le mie gambe hanno detto basta. Mi hanno proprio salutato e 'so partite ( per il divano di casa, ovviamente ). Ho dovuto fermarmi più volte, il sole delle 16h picchiava e sono dovuta scendere dalla sella per qualche metro. Riprendendo la sella e pedalando pianissimo ( a 8km/h circa ) mi ero quasi arresa all'idea che sarei arrivata a piedi al traguardo, ma così ad un tratto, le mie gambe hanno ripreso a pedalare sempre più forte e al km 66 ho ripreso vita. Pedalo, con un forte dolore nella zona lombare ( per la posizione scomoda sulla bici ) e attraverso diverse strade che tagliano foreste e che mi rinfrescano proteggendomi dal sole, regalandomi una sensazione di risorgimento di spirito.

Riesco finalmente a vedere la torre César, bellina come è, arroccata su una piccola collinetta, insieme alla chiesa madre.


Gli ultimi chilometri li percorro in modalità "cool" e arrivo dolcemente nella parte bassa del borgo di Provins. Un ultima salita, mi scoraggia e scendo dalla bici. Sono, ormai, arrivata, mi dico, nessuno saprà mai che gli ultimi metri li ho fatti a piedi...e invece, sono qui a raccontarvelo senza vergogna.

Questo perché, il viaggio in bici non è una corsa, una competizione, ma è un modo di viaggiare e spingere i nostri limiti senza, però, dimenticarsi che lo facciamo per il piacere di scoprire e di ritrovare il tempo di apprezzare questo meraviglioso mondo che abbiamo la fortuna di abitare.

Avevo una fame boia. arrivo nella piazzetta centrale e mi "calo" una crêpe alla Nutella, seduta fuori con gli ultimi raggi di sole della giornata. E tutto ha avuto un senso.


Il percorso


Se siete cicloturisti e state pedalando nei paraggi di Parigi, vi consiglio di percorrere questo percorso, in quanto abbastanza facile se siete in forma e allenati ( e soprattutto se avete una vera bicicletta ).

Non ci sono particolari punti di interesse lungo il percorso, ma per rilassarsi e per una passeggiata tranquilla tra i campi di foraggio e paesini disabitati è più che valido.

Personalmente ho messo parecchio tempo per arrivare a Provins, esattamente 7 ore, ma se siete esperti questo percorso è fattibile in 5 ore.

Ovviamente il percorso che ho condiviso qui è stato successivamente studiato con Cycle-travel e Komoot, per evitarvi il calvario vissuto.

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Chi sono

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Sicula ed espatriata in Francia, ho da sempre apprezzato l'universo "bici".

La bicicletta, quando ero piccola era il regalo più ambito. La volevo a tutti i costi.

Più tardi divenne il mezzo di trasporto preferito. Ci andavo a comprare il pane, a fare la spesa, a trovare amici, a marinare la scuola e cosi via.

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